La Voce dell'Alberti

La storia del nostro liceo è abbastanza travagliata: inizialmente, la sede di viale Colombo era un educatorio per minori che si occupava di insegnare ai ragazzi meno disciplinati il mestiere di marinai. Dopo la seconda guerra mondiale molti bambini rimasero orfani, soli e senza un posto dove stare. L'ex educatorio diventò il luogo dove un certo padre Francesco accoglieva i ragazzi. Le consuetudini erano il catechismo per tutti, la scuola per i più piccoli, mentre per gli adolescenti c'erano laboratori finalizzati alla pratica di un lavoro. Questi ultimi diventavano artigiani, commercianti e imprenditori, invece i più ambiziosi proseguivano gli studi riuscendo a laurearsi. Verso i primi anni ‘50, gli alunni diventavano sempre più numerosi tanto che nacque l'esigenza di usufruire di spazi più grandi. Fu in questo momento che gli ex alunni poterono avere la possibilità, andata via troppo presto, di avere un futuro. E fu proprio grazie anche a loro che l' edificio poté assumere un vero titolo. Si chiamava Bacaredda, era una scuola per geometri e solo dopo le numerose manifestazioni riuscì a offrire agli studenti un corso che anziché durare tre anni ne durava cinque. Intanto, i ragazzi sentivano il bisogno di frequentare un liceo scientifico. Siccome il Pacinotti e il Michelangelo non potevano ospitarli tutti, nacque il liceo scientifico “Leon Battista Alberti”. La nuova scuola andava così bene e il numero degli iscritti cresceva sempre più tanto che, verso gli anni ‘90, il liceo acquisì anche la sede di via Ravenna. È grazie al lavoro di gente comune capace di offrire a giovani ragazzi una valida formazione per integrarsi nella società se oggi noi ragazzi possiamo avere una scuola in grado di prepararci ad affrontare il mondo del lavoro e dell'università

A cura di Antonella Manca

 

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