La Voce dell'Alberti

Jojo Moyes, nata a Londra nel 1969, ha lavorato per dieci anni all’Independent come giornalista, ma dal 2002 è diventata una scrittrice a tempo pieno dopo il suo primo romanzo “Innamorarsi in un giorno di pioggia”. Da allora ha scritto undici romanzi, diventando una delle più affermate scrittrici inglesi.

Uno dei motivi principali che solitamente spinge un viaggiatore a visitare una determinata località sono le attrazioni che il posto offre. Musei, monumenti o semplicemente il set del vostro film preferito, vorreste vedere proprio tutto. Questi piccoli consigli vi aiuteranno a sceglierli con cura e visitarli meglio.

Il tema del razzismo è forse uno dei temi più trattati, sentiti e risentiti al giorno d’oggi: numerose sono le vicende accadute nel corso della storia che oggi ci portano ad avere una visione più completa di quelle che sono le origini del razzismo, i metodi con cui si inculca nelle menti, il modo in cui cresce all’interno di esse e le diverse facce che poi assume, in base al contesto, il luogo e il periodo storico. Fin dai primi anni di scuola ci sono stati imposti come sbagliati tutti quei concetti alla cui base vi erano sentimenti ostili per il diverso, e tutt’oggi si continua. È importante però da sottolineare quanto eclatante e penoso sia l’ostinatezza con cui questo (il razzismo) continui a crescere nelle menti dei più giovani. Ora… non ho alcuna intenzione di elencare le metodiche attraverso cui poter uscire da questo tipo di pensiero chiuso e poco propenso allo sviluppo, il mio intento, per il momento, è solo quello di esporre e far notare un’ennesima volta l’ignoranza che mangia i ragazzi miei coetanei e ben più grandi. Posso tristemente affermare che, nonostante frequenti un liceo, istituto in cui ci si concentra particolarmente all’aprire le visuali su nuovi fronti, pensieri e modi di vedere il mondo, la mia scuola per prima è soggetta e vittima di questo triste morbo, quale è il razzismo. Sia chiaro che non penso si debba buttare ogni colpa sui giovani o comunque chi accoglie e alleva questo mostro come fosse una cosa giusta da fare, anzi, sono del parere che sia purtroppo un qualcosa di fin troppo diffuso nel’aria,nella vita quotidiana e nelle voci per essere combattuto da chiunque… tuttavia, il mio ora diventa un appello ed un invito a riflettere verso tutti quei ragazzi che non si oppongono a questa piaga. Non penso ci siano motivazioni valide pronte a giustificarlo, penso invece che siano innumerevoli quelle per cui portarlo all’estinzione. Ragazzi, ho la vostra età e non pretendo mi diate retta,ma spero che le persone a cui rivolgo il mio appello siano abbastanza intelligenti da capire quanto anche il solo astenersi dall’andare contro il razzismo sia da deboli. C’è da dire che l’ignoranza fa la sua grandissima parte, ma quando anche questa viene combattuta nelle scuole o con qualsiasi altro metodo di informazione ( non occultato),sopraggiunge la debolezza del singolo carattere incapace di prendere le distanze da un pensiero fin troppo diffuso e familiare. Come ho già sottolineato in precedenza il razzismo prende diverse forme e in queste diverse forme si sviluppa o corrode a seconda della persona che lo ospita e l’ambiente che influisce quest’ultima. È triste e sconsolante quanto i più giovani ambiscano a diventare un qualcuno mossi spesso da quelle che si possono definire vere e proprie discriminazioni, e, soprattutto, quanto alcuni di essi pongano come propri idoli o modelli persone il cui successo è fondato sulle medesime ostilità. Il razzismo mi disgusta e penso disgusti ogni degno essere umano desideroso di una società unita e forte, possibile solo con la convivenza tra persone di diversa provenienza. La nostra società è invece debole e frammentata e deve le sue crepe ai dislivelli sociali che si sono creati, che continuano a persistere, ma soprattutto al vergognosamente poco senso di unità che dovrebbe identificarci come popolo italiano. È inammissibile e rivoltante che nel 2016 l’Italia, quale è il paese più bello del mondo, sia abitata da un popolo diviso in tanti altri, molti dei quali incapaci e non desiderosi di chiamare gli altri “fratelli d’Italia”. Il razzismo verso le persone che provengono da altri paesi non si potrà mai veramente combattere, tantomeno arrestare se per primi non siamo in grado di sentirci parte di un unico popolo. Quando saremo in grado di definirci tutti quanti fratelli d’Italia e tutti figli di quella che è il nostro bel paese,allora avremo vinto il razzismo in casa nostra e potremo riuscire a combattere quello nato con i nostri vicini.

a cura di Stefano Piras

“La noncuranza e il disprezzo per i diritti umani hanno prodotto atti barbarici che hanno oltraggiato la coscienza dell’umanità; l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani possono godere di libertà di parola e credo, libertà dalla paura e dalla povertà è stata proclamata come la più elevata aspirazione della gente comune… Tutti gli esseri umani sono nati liberi e con uguali diritti e dignità.”(Preambolo art. 1 Dich.Dei Diritti Umani) Era il 1945 quando l’Assemblea delle Nazioni Unite, sotto l’attiva presidenza di Eleanor Roosevelt,costituì un corpo internazionale per promuovere la pace e prevenire guerre future. Lo scenario è quello della fine della Seconda Guerra Mondiale: milioni di persone erano morte e altri milioni erano prive di casa o morivano di fame.Nessun diritto era più certo ormai.Fu’ così che il 10 dicembre 1948, venne redatto il documento sui diritti umani al fine di porre le basi per una società democraticacreando un legame che avesse un unico ideale di vita comune fondato sulla libertà, giustizia e pace.Secondo quanto pensato dall’ONU, ognuno di noi dovrebbe avere gli stessi diritti, indipendentemente dal luogo in cui si trova. Nasciamo liberi e uguali e nessuno dovrebbe discriminarci, schiavizzarci o torturarci. Ogni essere umano dovrebbe avere il diritto ad un lavoro dignitoso, del cibo, una casa, un’istruzione, una famiglia , una privacy. Un senso di protezione da parte della società posto che la legge dovrebbe essere uguale per tutti.Dovrebbe, appunto. Ma siamo realmente sicuri che ciò che è stato sancito 68 anni fa sia stato realmente realizzato in ogni parte del mondo? O ci sono ancora Paesi dove ciò che noi riteniamo ormai un diritto acquisito sia

solo utopia?Come dimenticare ad esempio che in alcuni luoghi si fanno ancora differenza tra i diritti degli uomini e i diritti delle donne? Come non pensare che solo il 12/12/2015 le donne dell’Arabia Saudita hanno potuto esercitare per la prima volta un diritto così importante e fondamentale come quello del voto? Eppure, l’art. 21 della Convenzione dei Diritti Umani dispone già dal 1948 che“Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti. … La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, a voto segreto o secondo una procedura equivalente di libera votazione.”Però per le donne saudite la strada è ancora lunga, posto che l’ 85%degli uomini non approva che vadano a votare alle elezioni municipali (uniche possibili ai sauditi) poiché vanno a ledere le tradizioni e le usanze del Paese, ma sopratutto perché violano la legge islamica che impone la separazione totale dei due sessi. La decisone di essere più aperti al progresso sociale è nata nel 2011 con il decreto di Bin Abdelaziz che però non è stato portato a termine. Ma questo non ha spaventate le donne, nè tantomeno fatte rimanere in silenzio! Una donna su sette si è candidata, e anche se non ha potuto usare una sua foto per la propaganda o effettuare discorsi diretti di fronte agli uomini (l’unica concessione era quella di farli dietro a un paravento o facendosi rappresentare da un uomo), 13 di loro sono state elette.Il primo passo di un lungo cammino che permette alle donne di decidere liberamente della propria vita.

a cura di Antonella Manca